martedì 19 aprile 2011

Et voilà i Baustelle


Decisamente il mio gruppo italiano preferito.
Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, nella loro formazione attuale.
Ormai - si fa per dire - al loro quinto album, le canzoni che propongono continuano a riflettere situazioni mai così reali, trasportando in musica e suoni i taboo e la spensieratezza che quotidianamente si mischiano nella vita reale.
In un susseguirsi di allegria e vivacità (con pezzi come "La settimana bianca", "Colombo" ed "Un romantico a Milano"), lentezza ed introspezione ("Il corvo Joe", "L'ultima notte felice del mondo") fanno sì che il loro sound si riconosca sin dal primo "colpo d'orecchio" (anche quando a cantare i loro testi sono altri). Proprio in questo sta la loro originalità, il distacco da un espressivismo - termine esistente - che nel tempo rischia di non lasciare più spazio all'innovazione (in questo senso vi propongo un altro gruppo che trovo interessante e del quale forse parlerò: "Il Genio". Conosciuti, putroppo, solo per il tormentone "Pop Porno").
La conseguenza del loro stile non è la banalità, bensì la semplice coscienza di sapere cosa si andrà noi andremo ad ascoltare e loro a proporci.
Perle come "Le rane" e "La guerra è finita" (peraltro con video girato nella mia amata Genova) raccontano e musicano situazioni quanto mai vere.
Ne "Le rane", ad esempio, la cognizione di vedere davanti ai propri occhi il cambiamento, il ricordo di ciò che era e non è più, viene cantato con una leggerezza e facilità tali da rendere l'ascoltatore l'assoluto protagonista, gettandolo in un mondo che esiste ma che non si vede o che si ha paura di vedere.
"La guerra è finita", beh, già il primo ascolto è illuminante. La costrizione di non essere liberi di scegliere, di essere sempre portati a render conto di ciò che si fa nella propria vita, di dipendere dalle altrui aspettative. Situazione quanto mai attuale.
Credo che anche questi - e soprattutto questi - siano i temi da affrontare, da sviluppare con un linguaggio che solo film e canzoni riescono ad esprimere e portare, come dire, terra a terra, in modo da rendere il concetto comprensibile ed alla mercé di tutti.
Certo, de gustibus non disputandum est diceva qualcuno, e non nego che possano anche non piacere. Ma il pre-concetto di non ascoltarli per qualche futile ragione o antipatia di pelle potrebbe rivelarsi "letale": perdereste qualcosa di unico nel panorama italiano.
Insomma, non c'è via di mezzo, come dal salumiere: "sono i Baustelle, lascio?".

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